E' durata meno di un anno, la nostra storia. In questi mesi abbiamo imparato a conoscerci, ad apprezzarci, tocco dopo tocco, pagina dopo pagina, luce e controluce.
Grazie a te ho scoperto un nuovo lato di me, è esplosa una passione grande, di cui tu sei stata diretta testimone e artefice, amante fedele, a volte dispettosa, ma sempre e solo attratta dalle mie mani.
Ho scoperto un nuovo modo di guardare al mondo, ho spinto più a fondo il mio sguardo, ho captato volti nuovi, espressioni nascoste, particolari, quelli miei, quelli che denotano il mio stile, per cui alcuni mi ignorano ed altri si emozionano. Ho giocato con i colori, con le luci. Sempre insieme, ombra e sole.
Ti ho inizialmente corteggiata, timidamente. Ti ho studiata, ti volevo, ma non avevo coraggio, non mi sentivo alla tua altezza, avevo paura. Poi ti ho fatto mia e come nelle più classiche storie d'amore, ti ho sedotta, da debole sono diventata quella più forte, più esigente, fin quando ho inziato a vedere solo i tuoi limiti, le tue pecche, e alla fine ti ho buttata via, ti ho lasciata andare, cercando qualcosa di più.
13400 secondi, 13400 tocchi, scatti, inqudrature cercate o gratuite, tripudio tattile, esaltazione ad averti tra le mani, capolavoro di ingegno orientale e arte antica.
Ma ti ho lasciata lo stesso. Che stronza che sono!
La settimana scorsa ho venduto la mia D80. E' finita tra le mani di un simpatico dentista napoletano, quanto di più lontano dalla fotografia. E tu finirai a fare foto a protesi ed apparecchi, dopo essere stata un anno con una ragazza dalla dentaura storta e un inizio di bruxismo che, sempre grazie a te, il dentista mi valuterà gratuitamente a settembre.
Grazie di tutto, mia amica fedele, e scusami ancora, se puoi!
Da tempo volevo seguire l'evolversi della quastione emergenza case ed iniziare un lavoro sull'attività di Action e delle centinaia di famiglie che tentano di trovare una sistemazione in una città che è sempre più lontana dalla misura d'uomo.
Le attività dei centri sociali e di Action casa, in particolare, si occupano oramai da tempo di questo tipo di emergenza, oltre a perseguire l'attuazione di alcuni diritti fondamentali degli individui, non ultimo il diritto al bene libero dell'acqua.
In una città enorme come Roma esistono anfratti, locali e stabili dismessi e lasciati alle ortiche un pò ovunque, basta saperli trovare.
La donne di Action ne hanno trovato uno a Lucio Sestio, nel pieno centro di un quartiere ad altissima densità demografica come il Tuscolano, dove i malcontenti degli abitanti e delle famiglie da anni in attesa sono all'ordinde del giorno.
La palazzina è dismessa da anni, entrare lì dentro è stato quasi come entrare in una location di un film dell'orrore. Sporcizia, stanze incrostate dalle feci di uccelli, cadaveri di piccioni, fili staccati, strappati..fantasmi di vecchi lavoratori chissà ora finiti dove. Di loro rimane qualche vecchia scritta, adesivi scollati. Travi marce pendono dal soffitto, calcare cattivo attaccato alle maioliche. Ma fuori c'è un bel prato, grande, e già i bambini e qualche cane scorazzano, inconsapevoli di chi da anni dedica e rischia la vita ad azioni di fatto illegali per diritti sacrosanti. Basta poco e la buona lena delle occupanti sovrasta l'odore di chiuso con quello di disinfettanti e saponi da discount.
Nessuno è fermo, tutti lavorano, tutti si organizzano x difendersi. Sguardi stanchi e contenti, serenità spaventate da un clic o da una sirena. speriamo che duri, speriamo che questa fatica ci ricompenserà.
I vicini sopraggiungono incuriositi, diffidenti. Hanno paura che il solito straniero arrivi a portare scompiglio e fanno la voce grossa. Ma con la gente basta parlare, e le ragazze sono brave a farlo. Così il giorno dopo qualcuno, magari pochi, potrà arrivare anche a dare una mano. Si ok, è giusto ma la casa prima datela a noi. La miseria rende l'uomo meschino.
Un asilo autogestito, laboratori professionali, internet magari, ed uno sportello di ascolto ed aiuto per tutte quelle donne vittime di violenze, spesso disperate ed ignorate.
Un'occupazione di donne che vogliono occuparsi di donne.
E qualcuno arriva, in primis un pò di sole, ad incorniciare una giorna di un marzo quasi primaverile, incostante e ancora insonnolito.
E tra i fogli dei servizi d'ordine, resti di bombolette e mimose vezzose già un pò avvizzite, prende il via la prima assemblea, i primi interventi. e la stanchezza mista all'entusiasmo si delinea sui volti delle organizzatrici.
è presto ancora x sapere che ne sarà di loro, delle altre.
Noi ce ne andiamo, ce ne andiamo in redazione sperando di poter dare una mano con quello che possiamo e sappiamo fare meglio, cercando di raccontare agli altri le loro storie, ceracando di fotografare, e che anche questo non finisca alle ortiche, come i fili dei vecchi tram abbandonati, anche se, stavolta, l'incuria è stato davvero un bene.
Reportage su: Rivista on line
Ecco a questo progetto tengo..
Forse perché è il primo, forse perché non mi sento affatto all'altezza allora ogni tanto decido che preferisco mollare, forse perché ancora faccio confusione coi tempi e cala l'effetto terremoto, forse perchè sono atea allora mi fa sorridere e commuovere la fede altrui, forse perché è un'occasione per confrontarmi un pò con tutto e tante cose e soprattutto imparare dalla bravura altrui, forse perché è un impegno in più e senza impegni non vivrei, forse perché c'entra una Roma multietnica ai più sconosciuta e temuta, forse perché sotto sotto e manco troppo son un pò No Vat anche io, forse semplicemente perché mi va, mi piace..
Ma vorrei che mi seguiste in questa attività di scoprire la mia città attraverso le diverse religioni e conseguenti etnie che la animano e vivono, alcune da un sottobosco sconosciuto ai più.
Capodanno cinese buddista
La comunità cinese a Roma, come è noto, è piuttosto numerosa e per lo più ha colonizzato, tra proteste e stanche accettazioni, uno dei più antichi e grandi quartieri del centro romano, l'Esquilino.
Di essa abbiamo deciso di fotografarne l'appartenenza religiosa, senza entrare nel merito di ciò che gira intorno e sotto, che si sa o non si vuol sapere, miti e leggende, odori e tradizioni lontane, che ci differenziano a partire da una data, da un calendario antico. Giovedì scorso era festa, capodanno..l'anno del topo, dicon le stelle, quelle di tutti, universali. La comunità cinese buddista ci ha accolti, senza misteri, dubbi o quello scetticismo di chi è minoranza, volutamente o inavvertitamente ghettizzata. Ci presentiamo sempre educatamente, qualcuno di noi meno timido o loquace dice chi siamo, cosa vorremo fare e, nonostante le difficoltà della lingua, si prova a mettersi d'accordo e impostare un lavoro comune. Qualcuno di noi inzia le danze, timidamente e in punta di piedi. Fotografare qualcuno in un momento intimo quale può essere la preghiera, una festa particolare in una comunità familiare, il mangiare o il soffrire, è sempre e comunque un'intrusione che va fatta cauta, in silenzio, cercando di essere invisibile ma al contempo empatico.
Quando sono io a fare una foto penso sempre a come mi comporterei dall'altra parte dell'obiettivo, in quel preciso momento, se riuscirei a rimanere me stessa e non diventare soggetto oggetto di un ricordo o immagine altrui, se alla fine potrei fare amicizia con l'altro che si avvicina me attraverso un occhio di vetro e lenti, che batte le ciglia a scatti, facendo finta che non ci sia, ammesso che sia giusto fare così.
Il progetto che ci siamo dati, che è partito dalla partecipazione ai riti coopti della comunità etiope di roma, ora con la comunità orientale di matrice buddista e a seguire fin dove riusciremo ad arrivare, con professionalità, curiosità, timidezza ma soprattutto umiltà e rispetto, credo ambisca anche questo. Raccontare, descrivere e disegnare l'altro attraverso tutte quelle emozioni che passano attaverso il gesto di un indice che scatta, di un occhio che sceglie, di un cuore che sente e una comunità che si confronta e sceglie. Siamo un gruppo, variegato in stili e personalità e abbiamo scelto un soggetto oggetto che da un'idea comune si articola i mille sfumature.
A partire dal fare qualcosa, e qualcosa che non sia già visto, attraverso i propri limiti e capacità, attraverso ciò che per alcuni di noi è così lontano o non c'è proprio, come dio e come le diverse etnie agli occhi dei romani più integralisti, fino ad un risultato, che possa essere visibile, colorato, multiforme ma soprattutto un messaggio, possibilmente non inutile e vano, semplice e che qualcuno possa ricordare.