Anche quest'anno torna la rassegna fotografica Fotoleggendo, dal 3 al 25 ottobre ci saranno mostre, proiezioni, incontri, dibattiti con molti importanti esponenti del mondo della fotografia.
Ebbene si, come ogni anno (è il quarto?) ci riprovo!Si ok, lo so che probabilmente sono l'unica persona sulla faccia della terra su cui non si vedono i risultati di 4 anni di kickboxing, ma ad ogni modo ricomincio la stagione kickboxereccia con le migliori intenzioni.. fosse solo perché so che tanto tutta l'annata non jela fo a farla, allora meglio impegnarsi bene all'inizio.Eccomi qui!
Un po’ latitante ultimamente, ma da quando ho cambiato orario di lavoro in realtà sono più stanca di prima perché non mi sono mai fermata un attimo. Occupazioni fondamentali sono, tassativamente nell’ordine, cura della mia persona (estetista, palestra, parrucchiere, pseudodiete) e ricerca di una nuova occupazione compensativa. Nel giro di pochi giorni è ricominciato il walzer dei colloqui cui, onestamente, non mi sottoponevo da un po’. Ovviamente al momento roba poco interessante, spesso svilente, ma non mi abbatto. Mi chiedo perché le cose che mi interessano realmente siano poi le meno pagate e le più difficili da perseguire.
La sera sto spesso a casa, mi piace godermi un po’ di lentezza e tranquillità, principalmente fagocitando quantità industriali di serie tv ciucciando chupachups, come la peggiore delle casalinghe. Negli ultimi tempi son stata rapita da brothers&sisters, californication e cold case. E quando finisco tutto, ritorno sempre alla cara e vecchia Sex and the city. Non so perché, ma sex and the city è la serie che più in assoluto amo rivedere, credo di essere almeno alla quarta replica. Non credo sia per una affinità con le personaggi, è che ne amo troppo la descrizione del loro quotidiano spensierato in quella New York così viva. Amo sex and the city perché mi fa sognare Manhattan.
Contestualmente sto leggendo molto. Ho letto altri due manuali di fotografia. Ho con i libri di fotografia lo stesso rapporto che avevo al liceo con i libri d’arte come il criptico Argan: semplicemente non li capisco. Forse perché è difficile scrivere o imparare l’arte, o la si ha o non la si ha, ma il più delle volte alcune digressioni non riesco proprio a capirle, o forse chissà, magicamente poi riesco a farli miei con la pratica. Ma poi c’è sempre l’isola della prosa, e da circa un mese sguazzo nell’epopea di Zadie Smith e le sue famiglie afroamericans.
Sono in clima di revival musicale, e sto tirando giù vecchi dischi che non sentivo da anni. Si va dagli Smashing Pumpkins agli Oasis, passando per un gruppo tedesco scoperto a Berlino, di cui non capisco un’acca dei testi, a Nathalie Imbruglia e Aime Mann, ai Most Serene Republic, Nico e Nick Drake.
Un po’ come nella mia vita ultimamente, trovo difficoltà a trovare un mio stile definito e definitivo. Forse, semplicemente, non c’è e, non per dirla alla Marchese del Grillo io so io e voi.. ma, tutto sommato, va bene così.
Ti accorgi che le vacanze sono davvero finite, e per tutti, quando la lista dei tuoi contatti di skype o msn torna ad essere lunga e contornata da messaggi personali vari quali appelli di suicidio o smadonnamenti.
Ben tornati!
Ci siamo quasi.
Come sapete, arriva sempre il post settembrino del tiriamoci su le maniche e dei propositi per la nuova stagione. Quest'anno, mentre attendo che passi questo mio ultimo venerdì pomeriggio lavorativo, anticipo un po’.
Roma è di nuovo piena. Oddio, io che l'ho vissuta per tutto agosto posso affermare che non si sia mai spopolata del tutto, però è di nuovo piena dei suoi affari, della sua gente e dei suoi ritmi incessanti.
Ancora non ho ritrovato tutti i miei "colleghi virtuali" alla fermata dell'8, ma la maggior parte è rientrata. La signora che chiamo "la gattara", ad esempio, è rientrata ieri. Dopo lo stop estivo l'ho vista incollarsi ben due bustone piene di carta igienica, anche altre volte l'ho vista portarla. Poi mi capita di incrociarla in giro per Prati, e vorrei tanto fermarla e chiedere che diavolo di lavoro faccia, visto che è troppo in ghingheri ed è troppo tardi al mattino, suppongo, per essere un'addetta alle pulizie.
Son tornati gran parte degli studenti romani che, se già solitamente bighellano nel corso dell'anno, figurarsi in queste settimane che è ancora vacanza per loro. Roma è un brusio continuo, come un disco che si è incantato sulla stessa canzone e non smette di zompare, da un locale all'altro. La sera è caos, danza di luci sovrapposte. La mattina invece la signora dei bagordi notturni, dei tanti amanti infedeli, sonnecchia, rischiarata da una luce giallo ocra che concilierebbe anche il mio, di sonno.
Ho ripreso i miei ritmi, ho salutato di nuovo i miei posti. Molti dei miei amici sono rientrati e si discute sui famosi propositi e gli aperitivi sono bagnati da continui "ma a settembre assolutamente devo/voglio/faccio/farò...".
A inversione proporzionale, meno guadagnerò, più avrò tempo e più avrò voglia di fare. Ho in mente tanti corsi, tante cose che voglio studiare e migliorare, primo fra tutti ovviamente la fotografia.
Se c'è una cosa che sento di aver imparato da questo anno è guardare la realtà in maniera diversa. Se prima la mia vispa immaginazione si creava mondi immaginari e fantasiosi dietro gli sguardi della gente che incrociavo, ora questi mondi vorrei sempre più imprimerli con la luce, dare forme agli angoli bui, ai volti ingrigiti dalla cappa della noia, creare storie vere o irreali, facendo incontrare il possibile e il dato di fatto.
Mi piacerebbe girare con una macchina sempre con me, certo non una compattina da giapponese, ma una poco ingombrante, che mi sia di aiuto quando spesso, ultimamente, sento la necessità di comunicare ma mi mancano le parole.
Questi giorni sono briosa. Ho conosciuto colleghi nuovi, di contro ad un lavoro un po’ palloso un po’ public relations che non è che poi mi vengano benissimo. Mi sento simpatica, si è in quella fase in cui ci si studia un po’ e ti ritrovi a raccontare vecchi aneddoti di una vita fa che hanno ammorbato a suo tempo i soliti noti. Ecco, a volte penso che il bello delle nuove amicizie sia anche un sottile e velato senso di autocelebrazione, una voglia che spesso abbiamo di raccontarci, anche di inventarsi, di tirare fuori qualche vecchia storia e qualche cavallo di battaglia che sai che non annoierà più. Quando si scioglie il ghiaccio, spesso le persone hanno voglia di raccontarsi, di scoprirsi pian piano. Certo poi capita anche il ghiaccio si rifreddi o la minestra si riscaldi e tutto ricomincia da capo. Ma quest’anno mi sento più socievole del solito, nonostante mi aggiri sempre un po’ goffamente, sempre con i miei piccoli tic a coprirmi, a calare sottili barriere di diamante. Che spesso gli altri non se ne accorgono, ma io so che ci sono..fosse solo per le volte con cui mi ci scontro.
Ieri, in preda all’ennesimo raptus di pulizie, ho attaccato le mie prime due foto al muro. Purtroppo la cornice che ho preso da Ikea non gli rende onore, giacché credevo avesse il vetro, invece ha un pannello plasticoso (cui ho dovuto anche smacchiare il segno pvc a fatica!assurdo!ma come j’è venuto in mente??) che le rende un po’ spente, opache.
Ma va bene lo stesso, ora non so se augurarmi più di averne tante altre da appendermene o… o magari una casa mia, in cui appenderle.
Lavoreremo anche su questo, assolutamente da settembre dovrò, vorrò, farò, proverò..