Ebbene si, come ogni anno (è il quarto?) ci riprovo!Si ok, lo so che probabilmente sono l'unica persona sulla faccia della terra su cui non si vedono i risultati di 4 anni di kickboxing, ma ad ogni modo ricomincio la stagione kickboxereccia con le migliori intenzioni.. fosse solo perché so che tanto tutta l'annata non jela fo a farla, allora meglio impegnarsi bene all'inizio.- V: Anais ci sarebbe da andare a vedere l'anteprima del film Parigi, ti andrebbe?
- A: Ok
- V: Ah ok, vuoi sapere di che si tratta?
- A: Ah no grazie, non posso non andare a vedere un film, francese, che si chiama Parigi!!
Parigi
di Cedric Kaplish
Una sera qualsiasi, a Parigi, le diverse vite di alcuni personaggi si incrociano. Un gruppo di donne dell’alta borghesia decidono di concludere la loro serata mondana ai mercati generali, alla disperata ricerca delle attenzioni di giovani poco pretenziosi. In un attico di Montmartre Elise (Juliette Binoche) organizza una festa per il fratello Pierre (Romain Duris), che ha da poco scoperto di soffrire di una grave malattia cardiaca; una giovane universitaria incontra i suoi amici ad un bistrot, sotto gli occhi di qualcuno che la osserva a debita distanza, attraverso un vetro opaco. E non molto più lontano, profughi disperati intraprendono il proprio viaggio nella speranza di arrivare, prima o poi, proprio a Parigi. L’ultimo lungometraggio di Klapisch non è un film che si svolge a Parigi o un film semplicemente su Parigi, è un film in cui vite, apparentemente così diverse, si incrociano e si sfiorano sotto l’egida di una tour Eiffel in secondo piano, sotto i tetti e i camini di una città che appare fredda e fagocitante, dove la paura della solitudine è più grande e invalidante della paura di morire. Perché alla morte non ci si può opporre, ma ad una vita sospesa e vissuta al rallentatore sì. Parigi non è più la Ville lumière di un tempo, al suono delle armoniche si sostituisce la splendida colonna sonora in cui spiccano le note di Satie, le persone si sfiorano, si guardano senza osservarsi davvero, si perdono per poi ricontrarsi quasi per caso. Parigi ha gli occhi di un giovane ballerino che non smette di ammirarla sino all’ultimo battito di un cuore malato, di un bambino che ancora si aspetta di vedere apparire babbo natale, di un giovane camerunese che cerca quei posti sinora incontrati solo nei suoi sogni di cartoline da turista, di un rampante architetto e dei suoi progetti futuristici di contro un vecchio professore di storia che nel momento in cui per la prima volta decide di vivere guardando al futuro, cade nella più classici dei cliché innamorandosi di una sua allieva.
Su tutti lo sguardo del regista, che intesse la fitta trama di queste storie comuni, apparentemente così distanti, figlie di una metropoli cosmopolita che si scontra ogni giorno con le problematiche dell’integrazione sociale e culturale, ne trae un puzzle dai colori tenui e grigi, come il cielo che d’inverno opprime i suoi famosi tetti variopinti.
Da vedere!!!
Ecco, a me sta cosa mi fa troppo incazzare, troppo!!
E io non dico che vada data come caramelle, ma se ci sono paesi europei in cui viene data come medicinale da banco, senza nessuna ricetta (giuro che in svezia ero tentata di comprarne un pò da tenere per le emergenze!!!!poi x scaramanzia non l'ho presa!!), un motivo ci sarà.
E ad ogni modo mi fa incazzare che dietro lo sapuracchio medico ci sia solo quello etico e morale, del far sentire inadeguate, sporche, poco di buono ragazze già angosciate pe via dell'incidente occorso. Si, perché gli incidenti posso capitare. Ma poi più leggo che tutto ciò è controlegge, più mi incazzo, affranta che tanto non si cambierà mai, che si accettano comportamenti ignobili, ma questo no, non si può.
E allora ogni volta devi sperare che ti vada bene, o allora devi imbottirti di altri ormoni, o allora l'astinenza?
Io li odio!
Eccomi qui!
Un po’ latitante ultimamente, ma da quando ho cambiato orario di lavoro in realtà sono più stanca di prima perché non mi sono mai fermata un attimo. Occupazioni fondamentali sono, tassativamente nell’ordine, cura della mia persona (estetista, palestra, parrucchiere, pseudodiete) e ricerca di una nuova occupazione compensativa. Nel giro di pochi giorni è ricominciato il walzer dei colloqui cui, onestamente, non mi sottoponevo da un po’. Ovviamente al momento roba poco interessante, spesso svilente, ma non mi abbatto. Mi chiedo perché le cose che mi interessano realmente siano poi le meno pagate e le più difficili da perseguire.
La sera sto spesso a casa, mi piace godermi un po’ di lentezza e tranquillità, principalmente fagocitando quantità industriali di serie tv ciucciando chupachups, come la peggiore delle casalinghe. Negli ultimi tempi son stata rapita da brothers&sisters, californication e cold case. E quando finisco tutto, ritorno sempre alla cara e vecchia Sex and the city. Non so perché, ma sex and the city è la serie che più in assoluto amo rivedere, credo di essere almeno alla quarta replica. Non credo sia per una affinità con le personaggi, è che ne amo troppo la descrizione del loro quotidiano spensierato in quella New York così viva. Amo sex and the city perché mi fa sognare Manhattan.
Contestualmente sto leggendo molto. Ho letto altri due manuali di fotografia. Ho con i libri di fotografia lo stesso rapporto che avevo al liceo con i libri d’arte come il criptico Argan: semplicemente non li capisco. Forse perché è difficile scrivere o imparare l’arte, o la si ha o non la si ha, ma il più delle volte alcune digressioni non riesco proprio a capirle, o forse chissà, magicamente poi riesco a farli miei con la pratica. Ma poi c’è sempre l’isola della prosa, e da circa un mese sguazzo nell’epopea di Zadie Smith e le sue famiglie afroamericans.
Sono in clima di revival musicale, e sto tirando giù vecchi dischi che non sentivo da anni. Si va dagli Smashing Pumpkins agli Oasis, passando per un gruppo tedesco scoperto a Berlino, di cui non capisco un’acca dei testi, a Nathalie Imbruglia e Aime Mann, ai Most Serene Republic, Nico e Nick Drake.
Un po’ come nella mia vita ultimamente, trovo difficoltà a trovare un mio stile definito e definitivo. Forse, semplicemente, non c’è e, non per dirla alla Marchese del Grillo io so io e voi.. ma, tutto sommato, va bene così.
Ti accorgi che le vacanze sono davvero finite, e per tutti, quando la lista dei tuoi contatti di skype o msn torna ad essere lunga e contornata da messaggi personali vari quali appelli di suicidio o smadonnamenti.
Ben tornati!