Certo che con tutti i problemi che ha l'Italia ci mancava anche che attaccassero una delle poche leggi che funziona, almeno potenzialmente, che evidenzia un barlume di un vecchio credo e modo di fare politica laico e sociale, di un movimento culturale scomparso.
Certo che ci si mettono ben bene gli esperti di comunicazione per distrarre le menti degli italiani e farli convergere su ciò di cui proprio non si ha bisogno.
Certo che magari sì le cose posson sempre esser migliorate, come magari non far sentire zoccola una donna che se violentata ma anche no, ha bisogno improvvisio di una certa pillola del giorno dopo, più rara della pentola magica, e che tra l'altro potrebbe anche evitare di ricorrere a ben altri rimedi.
Per non parlare di una certa RU che, a parte poi l'Irlanda e tutto l'emicicilo ex sovietico, siamo l'unico paese ancora a non adottare nonostante sia pervenuto l'obbligo dall'OMS.
Certo che ce ne vuole di coraggio a far irruzione in una corsia d'ospedale dove una donna ha appena subito uno dei drammi più grandi, quali un aborto terapeutico d'urgenza causa feto con diagnosi di problema cromosomico recante ermafrodismo e encefalopatia, accusarla di un fantomatico in quanto inesistente reato di infanticidio e costringerla a vedere il frutto di un brutto scherzo della natura, già morto.
Certo che con tutte le schifezze che si vedono in Tv, pubblica [leggasi in teoria pro forma laica]e di stato [idem come prima] ce ne vuole di voglia e coraggio per criticare una scena di semplice sesso al cinema, dove a onor del vero chi paga ha il diritto nonché arbitrio sulla scelta di ciò che vorrà visionare.
Certo che poi due coglioni con sta famosa scena, che di scabroso ha solo il fatto che sia esageratamente lunga e posticcia e non faccia fede all'originale scritto, ne possiamo discutere.
Che poi bisogna parlare ogni volta de sto poraccio di Moretti che fa sesso, come suppongo faccia come tutti nella vita di tutti i giorni, e già con la stanza del figlio apriti discussioni perché osò azzannare la tetta della Morante.
Mi sembra come quando da piccola mi dicevo: uh anche la Regina Elisabetta fa la cacca, o madonna ogni tanto una caccolina se la sarà tolta, una puzzetta e qualcuna di più l'avrà fatta anche Marx.
Che poi Caos Calmo ha altro, magari non di superlativo, ma sempre meglio dei vaneggiamenti notturni ruffiani di un cavaliere e i suoi grifoni.
Che poi tanto vincerà, boh sì, no..io a sto punto voto la Santanchè se, come sostiene il cinico, almeno mi assicura una Birkin per tutti. Ma almeno Storace si tolga dai coglioni.
Ecco a questo progetto tengo..
Forse perché è il primo, forse perché non mi sento affatto all'altezza allora ogni tanto decido che preferisco mollare, forse perché ancora faccio confusione coi tempi e cala l'effetto terremoto, forse perchè sono atea allora mi fa sorridere e commuovere la fede altrui, forse perché è un'occasione per confrontarmi un pò con tutto e tante cose e soprattutto imparare dalla bravura altrui, forse perché è un impegno in più e senza impegni non vivrei, forse perché c'entra una Roma multietnica ai più sconosciuta e temuta, forse perché sotto sotto e manco troppo son un pò No Vat anche io, forse semplicemente perché mi va, mi piace..
Ma vorrei che mi seguiste in questa attività di scoprire la mia città attraverso le diverse religioni e conseguenti etnie che la animano e vivono, alcune da un sottobosco sconosciuto ai più.
Capodanno cinese buddista
La comunità cinese a Roma, come è noto, è piuttosto numerosa e per lo più ha colonizzato, tra proteste e stanche accettazioni, uno dei più antichi e grandi quartieri del centro romano, l'Esquilino.
Di essa abbiamo deciso di fotografarne l'appartenenza religiosa, senza entrare nel merito di ciò che gira intorno e sotto, che si sa o non si vuol sapere, miti e leggende, odori e tradizioni lontane, che ci differenziano a partire da una data, da un calendario antico. Giovedì scorso era festa, capodanno..l'anno del topo, dicon le stelle, quelle di tutti, universali. La comunità cinese buddista ci ha accolti, senza misteri, dubbi o quello scetticismo di chi è minoranza, volutamente o inavvertitamente ghettizzata. Ci presentiamo sempre educatamente, qualcuno di noi meno timido o loquace dice chi siamo, cosa vorremo fare e, nonostante le difficoltà della lingua, si prova a mettersi d'accordo e impostare un lavoro comune. Qualcuno di noi inzia le danze, timidamente e in punta di piedi. Fotografare qualcuno in un momento intimo quale può essere la preghiera, una festa particolare in una comunità familiare, il mangiare o il soffrire, è sempre e comunque un'intrusione che va fatta cauta, in silenzio, cercando di essere invisibile ma al contempo empatico.
Quando sono io a fare una foto penso sempre a come mi comporterei dall'altra parte dell'obiettivo, in quel preciso momento, se riuscirei a rimanere me stessa e non diventare soggetto oggetto di un ricordo o immagine altrui, se alla fine potrei fare amicizia con l'altro che si avvicina me attraverso un occhio di vetro e lenti, che batte le ciglia a scatti, facendo finta che non ci sia, ammesso che sia giusto fare così.
Il progetto che ci siamo dati, che è partito dalla partecipazione ai riti coopti della comunità etiope di roma, ora con la comunità orientale di matrice buddista e a seguire fin dove riusciremo ad arrivare, con professionalità, curiosità, timidezza ma soprattutto umiltà e rispetto, credo ambisca anche questo. Raccontare, descrivere e disegnare l'altro attraverso tutte quelle emozioni che passano attaverso il gesto di un indice che scatta, di un occhio che sceglie, di un cuore che sente e una comunità che si confronta e sceglie. Siamo un gruppo, variegato in stili e personalità e abbiamo scelto un soggetto oggetto che da un'idea comune si articola i mille sfumature.
A partire dal fare qualcosa, e qualcosa che non sia già visto, attraverso i propri limiti e capacità, attraverso ciò che per alcuni di noi è così lontano o non c'è proprio, come dio e come le diverse etnie agli occhi dei romani più integralisti, fino ad un risultato, che possa essere visibile, colorato, multiforme ma soprattutto un messaggio, possibilmente non inutile e vano, semplice e che qualcuno possa ricordare.
Anche io sono entrata nel fantastico mondo del WIFI.
Scrivervi dal mio piumone soffice e adorato non ha paragoni!
Prima che si bruci tutto vi saluto con un'altra canzoncina della buona notte..
Dimmi
è un giorno perfetto?
La bellezza di questa giornata
è che non tornerà indietro,
ma ogni giorno se lo vuoi
sarà un giorno perfetto
Cristina Donà
Un giorno perfetto
Dolce è il dolore che porti negli occhi,
quanto il perdersi dentro di te.
Ed il lieve infuriare di rabbia che porti
aggrappata alla fragilità.
Dormi che è meglio pensarci domani
alla muta distanza che scorre tra noi
quando non sei vicino a scaldare i miei sogni,
quando i sogni nemmeno son qui.
Dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio così.
Non immagini quanto sia dolce sfiorare
dai tuoi incerti sorrisi la felicità.
Anche solo per pochi secondi capire
che qualcosa di buono c’è in me.
Dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio per noi.
Dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio così.
Dormi
Subsonica
...Aspetterò il momento per un migliore slancio...
Meganoidi
Vi manco?
Ma che anno strano che procede, che si sta profiliando..
Nel giro delle ultime settimane avrò progettato, vissuto e disfatto nella mia testa mille vite differenti, mille profili, la maggior parte di essi che prevedessero il tabula rasa, il ricomiciare da zero facendo quasi finta che sino ad ora avessi sbagliato o intrapreso una strada non mia, non consona.
estero fino a fine anno, istituto superiore di fotografia, grafica pubblicitaria, fotografa x ristoranti e matrimoni, reporter d'assalto, commessa in enoteca, scrittrice, scienze infermieristiche, assistenza sociale, casefamiglie, anni sabbatici, mi sposo, voglio un bimbo, fine anno casa nuova, fine anno casa in due, monteverde o altrove?
Vi guardo, con i vostri giornali la mattina, i libri freschi di stampa, le buste con il pranzo, gli occhi stropicciati..siete sempre sicuri, ogni giorno, della vostra strada? se non fosse il conducente a portarvi, quei binari dritti e striduli, il cartellino a seguirvi, la famiglia a trattenervi..dove ve ne andreste?
l'italia va male, reddito zero, politicopoli, ti stanno fregando, cripta la rete che te la rubano, occhio al phishing, cerca di andartene, trova di meglio. il meglio dov'è? altrove, dentro, intorno?
vorrei rindossare le mie scarpine chicco e girare il mondo, a volte penso che la sociologia mi abbia rovinata, altro che aperto la testa. il mio cervello va in fumo, pensa ripensa perderai la pazienza. le costruzioni sociali, i ruoli, io leggo sempre ciò che c'è dietro e non mi soffermo alla superficie e capisco e mi adeguo e scalpito. penso che questa organizzazione che mi son data a volte non va, spesso, penso che sono un'incompresa o un'egocentrica, sempre a pensarmi a volermi capire, sentire, ascoltare.
guidavo di sera la notte scorsa, da sola, avete mai la sensazione di sentirvi decontestualizzati completamente?dove cazzo sto andando? sì ok a casa è tardi.
la fortuna di mantenere sempre vive il più possibile le mie vecchie amicizie, ciascuna delle quali conserva e preserva una delle mie mille me, uno dei tanti riflessi, mi fa a volte capire che il cerchio con quadra, ogni tanto. ogni tanto mi manco, poi di tornare indietro non mi va.
poi un giorno scopro che invece forse la mia vita mi piace, e vedo il futuro che brilla e mi aspetta. ho come l'impressione che questo sia un passaggio, che sono ferma alla banchina, con uno dei miei tanti libri, le cuffie, gli occhiali sempre graffiati, la coda arruffata, una sciarpa che sa di vaniglia e nicotina, e il treno non è ancora passato..perché si deve sempre pensare che sia andato perso?
Poi tu ascolti della musica che mi parla, ti descrive e non mi fa mai sentire sola. è così bella, è così mia come lo sei sempre tu, sempre di più.
ecco penso che sempre più mi basta una canzone che mi rimette al mondo, una bella foto, da vedere, magari da fare. penso che sono spesso le giornate in cui quella ansietta alla fine passa, perché ti ho accanto e non ho bisogno di altro che di tenerti per mano perché tutto mi basta, non chiedo altro.
penso che alcune cose le ho chiuse e sono sempre più lontane, che ti ringrazio di aver ridotto tutto in polvere così potrò ricominciare, ancora di più.
Lancio i miei birilli in aria, ne seguo la traiettoria, scanso il sole, stendo le mani di nuovo in attesa che tornino da me, se qualcuno cadrà, non sarà perso.
Ora che ho la certezza che si può sempre ricominciare voglio lanciarli sempre più in alto.