In profumeria, la commessa:
"E poi come campioncino le do questo: è una crema x un primo approccio al trattamento antirughe: è molto leggera, non è un trattamento d'urto ma un inizio"
ma un inizio de che??????????????
Poi basta. Ci siamo guardati per un attimo. Ero pieno di mondo. Non avevo parole.
Aldo Nove
Amore mio infinito

Premetto: il mio giudizio è vizioso. Quando si parla di Nanni Moretti tendo a non esser troppo oggettiva: adoro questo regista e questo personaggio e lo adoro con tutti i suoi difetti, le sue antipatie, i suoi divismi. Tant’è che il film che forse più di tutti è uscito dai suoi schemi, premiandolo sulla scena mondiale, a me è piaciuto meno degli altri. Questo Caimano è un film che si colloca a metà strada fra il film politico, o di “denuncia” politica che dir si voglia, e fra il film intimista, introspettivo e autobiografico. Sembra di assistere a due film, ma è anche giusto così: un film interamente su Berlusconi avrebbe annoiato, a dire il vero non c’è nulla che, a chi interessa, già non si sappia, mentre a chi non interessa difficilmente sarebbe spettatore di Moretti. E poi Moretti non è Michael Moore. Come ho letto in alcune argute recensioni, si tratta di un film nel film, secondo lo stile del metateatro greco, qui, metacinema. Tant’è che il film parte con la visione di un altro film. Non è quindi solo un film “politico”: attraverso il tema del Berlusconismo, per carità, sicuramente trattato senza sconti e non senza aperti schieramenti ( ma d’altronde alcune immagini son di repertorio reale…quindi..), si affrontano a parer mio argomenti più ampi: dalla crisi del cinema italiano, impersonata nella crisi di Orlando, magistrale e in gran forma, come uomo e come cineasta, alla crisi dell’Italia, più volte e pesantemente vezzeggiata dal produttore polacco, ed in particolare dell’Italia “di Sinistra”, dei così detti “Intellettuali di Sinistra”. Tant’è che le critiche più aspre al film son venute proprio dalla sinistra e da chi, in parte, sostiene che tale film faccia effetto contro producente alla campagna elettorale. Il film è anche ironico, Moretti per primo, fa grande autoironia di se stesso sia impersonando l’uomo che “odia”, facendogli dire frasi in realtà da lui stesso pronunciate ai tempi dei suoi comizi, sia facendo il protagonista autore di un cinema controtendente rispetto al proprio, quello trash, e che anzi, definisce il cinema intellettuale come fascista.
Orlando è un suo bravo alter ego, a tratti, come ad esempio nella scena della gelateria, sembra di vedere lo stesso Moretti.
Il film è amaro, sotto diversi punti di vista: amara è la storia del protagonista, che si vede fallire in molti ambiti della sua vita, pur riuscendo a mantenere un romanticismo di fondo nelle sue scelte e nel suo rapporto splendido con i figli, amara e volutamente forzata, ma forse da non tutti compresa, la fine, giacché si ipotizza un epilogo estremo, che forse non accadrà mai e che forse evoca un falso storico. Amara l’immagine della tenda che crolla, amara la scena del bambino che cammina sul tappeto dei frammenti lego.
Ma nel film si ride anche, o almeno, si ride alla Moretti, si ride nel personaggio viscido interpretato da Placido, si ride anche con la Buy, nella parte buffa di una madre incompetente a fronte dell’esordio calcistico del figlioletto. E ci si commuove un po’, come ci si può commuove di fronte alla fine di un amore, con la colonna sonora che già qualcuno ha trovato in Closer. Attori di indiscusso calibro, apparizioni non indifferenti, da Paolo Sorrentino a Tatti Sanguinetti.
Cosa c’è che non va? Lo ripeto, io son di parte, ma c’è che non va che comunque, questo film rimane figlio di questi tempi, rimane figlio di un’Italia in preda al caos politico, che, al di là dello schieramento, si spera possa finire presto, e allora forse tra qualche anno questo film non avrà lo stesso senso, forse non lo si ricorderà, se non da parte degli aficionados del regista, se non, eventualmente, per continuare a discutervi sopra. Ma non temo duri a lungo. C’è che non va che forse Moretti sfocia di nuovo troppo nel sentimentalismo familiare, forse troppo. C’è che forse, tutto sommato, questo film, ad alcuni, può anche non servire, può anche non bastare, può non consolare, può, soprattutto, non piacere e rimbalzare.
A me, è piaciuto. A me, un po’, ha fatto sognare e…sperare.
Arrivato ieri a casa in duplice copia.....


"Io non ho sentimenti Klemmer, e anche se dovessi averne
per un solo giorno,
questi non prevarranno mai sulla mia intelligenza"
La Pianista - M.Haneke
Isabelle Huppert
Lavorare a stretto contatto con figure managareiali ha i suoi pregi. Si ha modo di migliorare le proprie capacità professionale attraverso una semplice osservazione partecipante, di ampliare le proprie competenze tecniche e metodiche, di rafforzare la propria dimestichezza in ambito professionale, ma soprattuto, apprendere importanti e fondamentali perle di saggezza:
"A Roma se dice che a certa gente in culo je c'entra, in testa no"
"Gira che te rigira il cetriolo casca sempre in culo all'ortolano"
"Ma passi domani e me offri n caffè? Ah no? Che te possino caricatte!"
Questo sarebbe ottimo materiale per lui.
PS:Si, devo proprio sperare che non arrivi qui!